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Creare risonanze poetiche senza dimenticare le cose solide: un esempio vincente dal super GM Giorgio Scerbanenco

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Ma come, Giorgio Scerbanenco (GS) con il suo stile pragmatico e asciutto, quasi essenziale è un autore che costruisce cattedrali barocche nelle sue opere quando la praticità impone di non fare troppo i creativi fuori dal vaso? GS intanto nasce a Kiev nel 1911 da madre romana e padre ucraino, proprio nel tempo degli zar. La sua vita è un romanzo a parte fascinoso e ricco di eventi il che ci impedisce di essere sintetici, sappiamo però che grazie a delle lunghe gavette di base come giornalista perfezionò uno stile universale alla Spasky (per chi conosce questo campione del mondo degli scacchi) sviluppando una multiforme versatilità che gli consentì di inventare qualsiasi trama di qualsiasi genere, spaziando dal fantasy, alla nera, passando dal romanzo rosa che lo aiutò a mettere in piedi trame di tensione che gli consentirono a fine mandato anche di vedere tutto il suo lavoro nella formaldeide (Venere privata esce nel 1966 ma il personaggio di successo del “duca” Lamberti si protrarrà per altri quattro episodi approdando anche sugli schermi, parliamo di un personaggio originalissimo ex-medico colpevole di eutanasia che dopo aver scontato il suo debito diventa un investigatore privato che collabora con il commissariato milanese). Morì all’ apice della sua carriera nel 1969, dopo aver tappezzato di successi cone le sue opere il genere triller-noir e mettendo allo scoperto i nervi di una Milano in perenne trasformazione, che si era evoluto con i suoi ladri gentiluomo verso azioni criminali efferate e spietate senza sentimentalismi. Sulla vita di Scerbanenco bisognerebbe inaugurare il mese dell’ approfondimento, pertanto limitiamoci ai trucchi che il narratore usa per convalidare le sue opere, in modo da far presente a qualcuno che non solo esistono, ma che funzionano maledettamente bene. Da “I centodelitti” – Giorgio Scerbanenco – Garzanti estrapoliamo il racconto “nella vecchia auto in fondo al lago”. La scrittura fredda e razionale alla Carver con quello stile minimalista essenziale potrebbe privare l’idea di ispirazione. Ma qui l’autore continua a gingillarsi con questo rossetto di una defunta che fa immaginare e vedere cose che sono al di là del lago e del cielo. Si percepisce un profondo rispetto verso i personaggi, l’autore diventa quasi un dio affettuoso che da lontano ama le sue creature, senza questa empatia e rispetto verso l’invenzione letteraria non si potrebbe ottenere l’effetto seguente, ricco di suggestione e intreccio. Perchè il trucco è sempre lo stesso: il lettore deve prima essere incuriosito e poi va inchiodato sulla sedia in modo che la narrazione sia il suo unico credo. Non sappiamo cosa sia successo dal brano, ma il personaggio però diventa l’alter ego del narratore, che ha una sola cosa in testa come ha affermato GS in una intervista, “a me piace scrivere“, così quello che constatiamo è che il subacqueo incuriosito dalla storia dell’ auto sommersa, si immerge cercando dettagli per districare la matassa, cosa è accaduto a quell’ auto affondata tanti anni prima? Seguendo il filo dei pensieri del giovane sub che cosa accade? Che anche il lettore diventa il subacqueo e si identifica con le sue azioni. Il rossetto diventa il simbolo della femminilità annientata dalla tragedia: perchè è lì dove lo ha trovato? Lei stava facendo bella per qualcuno? Il lettore attraverso il sub riesce a sentire anche il peso della sua curiosità e degli ultimi istanti di vita del fantasma. Qui davvero GS crea suspance senza dimenticare il lato romantico della vicenda. L’elemento che innesca l’ispirazione è la diceria iniziale: “la gente del luogo lo sapeva che nel lago, a una ventina di metri di profondità, c’era ancora l’auto, una sciagura di molti anni prima…”, ma poi senza attitudine e talento tutto il resto non si concretizza con la divina provvidenza. Per GS era facile, come egli stesso dichiarò: “posso scrivere in qualunque condizione senza avanzare richieste particolari ma non toglietemi però la macchina da scrivere, anche la più scassata, perché voglio vedere ben allineato e ordinato quello che scrivo“, in questo modo tutto diventa chiaro e consequenziale (almeno per un agonista del suo livello), aggiungiamo noi. Catturare l’ispirazione (che per GS stava tutta nella volontà) è come diventare cacciatori di mercurio, quando il termometro cade a terra, quelle palline metalliche diventavano imprendibili. Ci va allenamento, romanticismo e voglia di fantasticare senza snaturare il contesto narrativo d’insieme ma arricchendolo di quel quid “imprendibile” che appartiene alla natura dei gas nobili.

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La gente del luogo lo sapeva che nel lago, a una ventina di metri di profondità, c’era ancora l’auto, una sciagura di molti anni prima, e il giovane sub appena glielo dissero volle andare a vedere, non era facile, anche per il buio ma era un esperto e incastrata tra due rocce, per questo non avevano potuto riportarla in superficie, c’era la vecchia auto, lucida, come fosse da poco sommersa, quasi da poche ore, per le correnti che continuamente la sciacquavano e ripulivano, qualche erba che fluttava nell’interno, una portiera spalancata, come se qualcuno stesse per salirvi e il giovane sub mise dentro il capo, curioso, per il senso di avventura e di tragico di quell’auto sommersa, quando vide rilucere qualche cosa sul pavimento della vettura, vicino al posto di guida, lo prese, non distingueva bene cos’era e risalì in superficie, così vide che era un astuccio di rossetto, c’era ancora un po’ d’impasto, dentro, quando riuscì a svitarlo, di un rosso cocomero, la ragazza qualche attimo prima dell’incidente doveva averlo levato dalla borsetta per usarlo, l’uomo che le era a fianco e che guidava, l’aveva baciata molto, prima, quando si erano fermati, adesso lei doveva ricomporsi, il sub la vide con l’astuccio del rossetto in mano, pronta per dipingersi le labbra nonostante le lievi scosse dell’auto Forse aveva detto al suo compagno: «Va’ piano, se no non riesco a mettermi il rossetto », forse non aveva neppure finito la frase e l’auto, uscita di strada, piombava nel lago, forse stava per svitarlo quando si era trovata nel fondo del lago, ancora viva, il rossetto in mano, e ormai non importava più, né dipingersi, né nessun’altra cosa. Il sub, seduto sul grosso sasso dal quale dominava il lago, riavvitò l’astuccio, e con un gesto subitaneo lo ributtò nel lago. Era un ragazzo sensibile e immaginoso, ogni volta che avesse visto una donna dipingersi le labbra avrebbe immaginato quella sommersa ancora nel gesto di darsi il rossetto.

Chapeau! Il limite dei 2900 di elo è stato superato!

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