IL MONDO DELL’ ASSURDO: Aspettando Godot 1953 di Samuel Beckett

Ma chi è sto Godot? Un GM, un ladro, un chirurgo, un calciatore, un guerriero o un immortale? Forse è proprio lui, pardon LUI, Dio? Il tema dell’assurdo in letteratura prima di Beckett viene sviscerato prima con Albert Camus e il senso di estraneamento del suo protagonista ne lo STRANIERO: mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo, dichiara Meursault. Nel teatro dell’ assurdo, dove non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, e tutto diventa terribile (pensiamo alle forme di disagio tra psicoterauta e paziente, quando il silenzio voluto dal magister manda in ebollizione la controparte) l’idea di vita e di arte viene sovvertita con la consapevolezza che la nostra ricerca per dare un senso all’ universo fallirà sempre ai nostri tentativi di scoperta. Lo scrittore diede vita all’ inespresso, alle anime senza speranza che possiedono solo piccole, patetiche consolazioni e che devono affrontare le verità brutali dell’ esistenza. Aspettando Godot scritto inizalmente in francese, mette in scena due personaggi che sembrano due barboni, Vladimiro ed Estragone. Il loro dialogo è una danza di idee tragicomiche, dove tutta l’azione contraddice il buonsenso. Un altro personaggio Lucky, manovrato dal suo padrone Pozzo con una fune, all’ inizio non dice nulla, ma in seguito inizia un monologo surreale di 700 parole, con frasi senza punteggiatura che non esprimono alcun significato. Lo sproloquio cessa quando Vladimiro fa cadere il cappello di Lucky, obbligandolo a fermarsi nel bel mezzo di una frase. Questo è un esempio del debito di Beckett per le commedie vaudevilliane, e in particolare dei comici Laurel e Handy. Il vaudeville è un genere teatrale nato in Francia a fine Settecento e indica le commedie leggere in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate su arie conosciute (vaudevilles). I barboni aspettano Godot, un personaggio che però non si presenterà mai, anche se si presume che rappresenti DIO, cui si fa sovente riferimento, ma che è assente. Comunque questa interpretazione irritava l’autore, benchè lui stesso e ammettesse la possibilità. Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte, ci dice Beckett in aspettando Godot. Certo è che con questo tema abbiamo poi nel 1959 i negri di Jean Genet che spiazzano gli spettatori recitando mascherati da bianchi, nel 1959 abbiamo anche il rinnoceronte di Eugene Ionesco, i personaggi si trasformano in rinnoceronti provocando catastrofi, emblema dell’ assurdità del mondo, dove le persone normali diventano mostri fascisti. Nel 1960 il guardiano di Harold Pinter si ispira a Beckett per la mancanza della trama e per i dialoghi ambigui pieni di implicazioni non pertinenti e anticonformiste. “Vladimir: Hai mai letto la Bibbia? Estragon: La Bibbia? (…) Devo averci dato un’occhiata”. Siamo di fronte a mondi che orbitano senza collisioni, anche se le traiettore a volte sembrano convergere verso un qualsiasi cosa che rimandi a un sussulto e a un anelito vitale. Siamo di fronte a loop e circoli viziosi non virtuosi, privi di linearitià consequenziale e di storia, perchè forse è l’unico modo che ha lo spettatore per scoprire scomode verità su se stesso: e se uno scopo davvero nel cosmo non fosse manifesto ma tutto fosse riconducibile al caso e a uno squallido tiro di dadi? Con Beckett tu entri in una lavatrice dove giri su te stesso senza approdare mai da nessuna parte. Come dice il maestro forse nasciamo davvero tutti matti e qualcuno di noi poi ci rimane. E del tempo ne vogliamo parlare, ecco Vladimir: “Questo ci ha fatto passare il tempo”. Estragon: “Ma sarebbe passato in ogni caso”. Vladimir: “Sì, ma non così rapidamente”. Samuel Barclay Beckett (Dublino, 13 aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989) è stato un drammaturgo, scrittore, poeta, traduttore e sceneggiatore irlandese. Considerato uno degli scrittori più influenti del XX secolo, Beckett, il cui capolavoro è Aspettando Godot, è senza dubbio la più significativa personalità (insieme a Eugène Ionesco, Arthur Adamov e al primo Harold Pinter) di quel genere teatrale e filosofico che Martin Esslin definì Teatro dell’assurdo. Ma la sua produzione artistica va intesa in senso più ampio, in quanto fu autore complesso anche nel campo radiofonico e televisivo e cinematografico (Film del 1965 con Buster Keaton). Autore di romanzi e di poesie, nel 1969 Beckett venne insignito del Premio Nobel per la letteratura «per la sua scrittura, che – nelle nuove forme per il romanzo ed il dramma – nell’abbandono dell’uomo moderno acquista la sua altezza» [wikipedia].

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