Uno strano caso per il commissario Calligaris, di Alessandra Carnevali, Newton Compton Editori

Uno strano caso per il commissario Calligaris di Alessandra Carnevali, Newton Compton Editori, è un giallo che si legge tutto di un fiato con la voracità di una locusta che decide di sbranare centinaia di pagine senza interruzioni (250 pagine leggibili comodamente in tre giorni). Veniamo subito a quello che non piace: in una storia pressochè perfetta nella sua intelaiatura, troppo evocativo è il rimando a qualcosa di già visto, come i famosi gialli dove Poirot scopre il colpevole dopo un lungo lavoro di scavo psicologico e con soluzioni che rimandano anch’ esse alle trasposizioni cinematografiche della stessa Agata Christie (ad esempio la soluzione del sentiero che all’ ultimo rivela al lettore che il luogo del primo delitto è raggiungibile dal centro spirituale per VIP, suggerendo nuovi scenari investigativi, non ha niente di innovativo così come lo stesso modo di procedere nell’ indagine da parte della goffa Adalgisa dal passato da secchiona rimanda a quella vulnerabilità in cui l’inquisitore viene sottovalutato mentre di fatto procede indizio dopo indizio all’esatta individuazione del colpevole, scoperchiando il vaso di pandora e ribaltando radicalmente le caratteristiche morali apparenti dei personaggi). Non piace forse un eccesso di gag esileranti da cabaret condominiale che servono a divertire e fidelizzare il lettore (se la realtà è un miscuglio di tragico e comico da mixare per lasciare l’altalena in equilibrio, qui siamo all’ opposto dei giallisti svedesi come Mankel, dove ci si diverte nella cupezza delle trame davvero poco, ma ci si immerge meglio nella dolorosa discesa dell’ esistenza), espedienti decisamente funzionali, ma privi di quella dimensione metafisica esplorativa della dimensione umana. Qui c’è solo un giallo classico alla Murple da disvelare tassello dopo tassello e basta, niente altro, che è davvero tanta roba per chi ama il genere di puro intrattenimento easy, dove non serve la calcolatrice per risolvere complesse equazioni. Da qui a tessere una serie pressochè inesauribile di elogi il passo é breve: la storia è veloce e facile da leggere perché non siamo di fronte a un saggio sul mito di Sisifo; è divertente, i personaggi sono abilmente caratterizzati al millimetro ma anche nella loro dimensione caricaturale che li mette a nudo (ad esempio gradulamente l’assassinata che ci ritroviamo all’ inizio che viene dipinta come una santa prossima alla beatificazione, nel prosieguo diventa via via sempre più rivelata nella sua vera natura di scaltra opportunista). Location suggestive come solo l’Umbria in assetto di isolamento autoreferenziale priva di mare può offrire. Funziona l’idea di investigazione graduale tra lettore e Adalgisa, nel senso che abbiamo quasi sempre a portata di mano tutti gli indizi che necessitano per arrivare alla logica conclusione di antichi misfatti multipli messi in pasto parallelamente, con l’unico neo del colpo di scena finale rocambolesco dove il lettore si ritrova sotto mano una patata bollente a risoluzione dei conti ultimata (nella galleria d’arte dove solo due persone hanno accesso, veniamo a scoprire solo a colpevole sgamato che dietro a una tela c’è un indizio importante che illumina tutto l’iter investigativo, ndr spoiler!). Decisamente apprezzabile la storia raccontata dal punto di vista della sensibilità femminile, con delle vulnerabilità sentimentali da parte della protagonista che lavorano per essere colmate in working progress, realistica la fotografia di situazioni ad alto rischio di tensione (come tra la parrucchiera e il marito preso a calci nel sedere dopo l’inevitabile adulterio), inserimento di flashback che mostrano come la protagonista si evolve nel tempo mietendo successi carrieristici, collaboratori particolari dipinti buffamente nelle loro stravaganze e unicità e non ultimo anche un metodo di scrittura che ricorda le stratificazioni del terreno in geologia. Qui abbiamo personaggi che entrano in scena e vengono presentati nella loro sintetica completezza, tutti indistintamente con particolare attenzione ai presunti indiziati, con idiosincrasie che emergono grazie a una trivella che cerca di raggiungere il nucleo delle cose solide. Perfetto il finale dove il colpevole viene sgamato dopo un lento incessante lavoro di sfinimento portato dalla Calligaris al gruppo di potenziali indiziati, con situazioni descrittive anche qui che riportano ai gialli della Christie. Voto sette da invasati, certamente la prima inchiesta della Carnevali è in grado di galvanizzare qualsiasi lettore cone le sue portentose invenzioni stilistiche, a condizione che questi non cerchi nella trama elementi mistico-religiosi capaci di districare il perché del nostro stare al mondo, perché non é questo il genere.

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